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Dalla festa dell’uva di Noicàttaro nel 1939 a quella di Rutigliano del 2025
Quando il 7 giugno 2025 è stato presentato il prezioso volume di Pietro Pellegrino e Rita Tagarelli “Nojani caduti-dispersi non dimenticati”, pubblicato a cura del Comune di Noicàttaro, pochi hanno fatto caso a una fotografia, a pagina 30, riferita alla festa dell’uva a Noicàttaro del 1939.
La fotografia è inserita all’interno di un corredo di immagini che ritraggono piazza Umberto I animata da manifestazioni varie organizzate nel ventennio fascista: documenti straordinari pubblicati per la prima volta a significare la vita sociale e politica del paese in quel particolare periodo.
Qualche tempo dopo, esattamente nel mese di settembre, in occasione di manifestazioni e sagre dedicate all’uva da tavola nel circondario, ho deciso di estrapolare da quella foto un particolare che ho pubblicato sul mio profilo facebook. Ebbene, tempo un giorno, dopo numerosi commenti e quasi mille visualizzazioni, la direzione di facebook mi comunicava di aver cancellato il post perché la foto “potrebbe includere simboli, esaltazione e sostegno di persone e organizzazioni che consideriamo pericolose”.
E’ chiaro che il mio disappunto per la censura è stato forte perché la fotografia d’epoca, rarissima per la storicità dell’evento, ritraeva momenti della festa dell’uva a Noicattaro, forse la prima, con i relativi gonfaloni e bandiere riportanti simboli di organizzazioni politiche e culturali del periodo come la svastica nazista, il littorio, l’immagine di Mussolini: una unicità irripetibile dal momento che molti documenti e foto dell’epoca sono andati distrutti nel 1945, alla caduta del fascismo. Oltretutto la fotografia riprodotta su facebook in primo piano mostrava le confezioni dell’uva da tavola pronte a essere spedite sui mercati nazionali: altro dato storico importante perché proprio in quel periodo si era consolidata la coltivazione commerciale dell’uva da tavola con la diffusione dei tendoni nel territorio nojano.
In questa sede, ampliando il testo che accompagnava la foto, proverò ad analizzare gli elementi storici dell’intera immagine partendo da sinistra, dalle due bandiere con la svastica che richiamano il clima di alleanza politica e militare tra la Germania hitleriana e l’Italia fascista di Mussolini. Le due bandiere sventolanti sono attorniate dalla presenza di carabinieri e di autorità locali fasciste: tutto questo al n. 38 della piazza Umberto I.
Sul muro del palazzo, scelto per l’allestimento dell’esposizione, campeggia la scritta DUCE riferita all’allora capo del Governo Mussolini, con un manufatto edilizio ancora presente come un anello in ferro per legare i cavalli: il luogo era l’antica piazza del mercato e nell’Ottocento i locali a piano terra erano utilizzati come depositi per beni da vendere.
Ancora riferimenti a Mussolini con una sua foto stilizzata e la scritta in latino DUX a margine dell’architrave del primo portone. Mentre al centro dello stesso era collocata una insegna ovale in legno con la scritta in caratteri cubitali NUF: Nucleo Universitari Fascisti, affiliazione del GUF, acronimo dell’organismo universitario fascista fondato nel 1927. La scritta GUF, tra l’altro, si intravede anche in filigrana nell’immagine con due feluche, il cappello tipico degli studenti universitari italiani.
La zona centrale dello stand è occupata dalla bandiera tricolore con lo scudo sabaudo, mentre sovrapposta c’è un’immagine che ritrae Mussolini con due scritte riferite alla politica di quei tempi: ASSE e URSS. La parola Asse fa riferimento all’alleanza tra l’Italia e la Germania, l’acronimo Urss invece corrispondeva alla Russia e ai 15 stati satelliti. Nel 1939, anno della festa dell’Uva, si stavano portando avanti numerosi incontri tra gli stati dell’Asse e le nazionalità rappresentate dalla Russia. Questa politica di alleanza si consolidò con il patto Ribbentropp-Molotov di non belligeranza e poi naufragò con l’invasione tedesca in Russia.
Sempre nella zona centrale si notano otto cassette in legno piene di grappoli di uva nera e bianca, con gli acini di uva nera a formare in campo bianco la figura di Mussolini con il saluto romano. Più giù, alla base dello stand, un’immagine del Littorio con la scritta PNF, Partito Nazionale Fascista.
E infine guardando la fotografia a destra, ancora le bandiere dell’Italia e della Germania con la svastica, un carabiniere, fascisti in camicia nera, curiosi e una ragazza in abito da campagnola che regge un cesto d’uva. Sul portone si intravede un’insegna in cui si può decifrare la scritta “Noicattaro”.
I luoghi riprodotti nella foto esistono ancora intatti e si riferiscono ai due locali di pianoterra dell’attuale Palazzo Deflorio in piazza, ad angolo con via P. Umberto.
Dalla Mennavacca alla Autumn Crisp.
Ma adesso una piccola riflessione sull’uva da tavola che occupa la zona centrale dell’immagine: d’altra parte non poteva essere diversamente perché è lei la protagonista della festa e la politica è un contorno. Da riferimenti storici e testimonianze orali si sa che gli impianti per la produzione intensiva dell’uva da tavola videro protagonista il nojano Vito Dipierro, che nel 1922 iniziò l’installazione del tendone nella località La Serra, a Noicattaro.
L’immagine fotografa una qualità di uva chiamata “mennavacca” o Regina bianca, di dimensioni ragguardevoli per quei tempi in cui non erano stati realizzati i pozzi artesiani per innaffiare i campi. Una domanda è d’obbligo allora: come era possibile ottenere quel formato di uva dal momento che, per la politica economica di autarchia, non c’era grande disponibilità di fertilizzanti chimici per la concimazione?
La risposta potrebbe venire da un dato storico: nel 1928, lo stesso Vito Dipierro per sopperire alla mancanza di concimi, appaltò i servizi fognari di Noicattaro e Torre Pelosa per utilizzare la nettezza urbana, spazzatura e acque luride, come concime naturale nei suoi campi ed ottenere quelle dimensioni dei grappoli da presentare sui mercati nazionali.
Tuttavia un altro particolare attira l’attenzione del curioso: i grappoli appesi intorno allo stand sono avvolti in fogli trasparenti di cellofan per proteggerli da insetti, polvere e malattie senza bisogno di trattamenti chimici. E questo fa riferimento alla tecnica dell’insaccamento che era già conosciuta e applicata un secolo fa.
Alla fine di questo mio pensiero, va detto che la fotografia riprodotta nel libro di Piero Pellegrino e Rita Tagarelli certamente inquadra il tempo della politica a Noicattaro nel periodo fascista, ma è un documento eccezionale per la storia dell’uva da tavola nel nostro territorio, la sua prima commercializzazione e conservazione naturale.
Nel nostro tempo, con un vissuto di profondi cambiamenti politici, sono cambiate anche le esigenze di mercato: la “mennavacca”, la “primus” e la “baresana” hanno ceduto il passo a nuove qualità di uva senza semi come la “crisp”, la “royal”, la “maule”….
La misura del cambiamento radicale nelle qualità di uva l’ho percepita quest’anno a Rutigliano, alla 61ma Sagra dell’Uva su una tavolata lunga 30 metri, con esposte ben 100 qualità di uva da tavola del nostro territorio. Il tutto organizzato dall’ITS- Centro ricerca e sperimentazione “Basile Caramia” di Locorotondo. La scena era tutta per le uve apirene e in particolar modo per la “Autumn Crisp”, e a questa qualità erano dedicati anche tutti gli stand espositivi della Sagra.
Questa qualità, sviluppata nel 1980 in California da Michael Striem incrociando qualità come Italia, Muscat of Alexandria, Zidigi Kara e Sugraone, è protetta da un brevetto e ha visto il suo sviluppo commerciale in Italia dal 2016.
Attualmente nel territorio tra Noicattaro, Rutigliano e Mola sono coltivati quasi 150 ettari.
Vito Didonna
Rutigliano 2025